L’attesa

2013

L’Attesa presenta un lento scorrere del tempo in simbiosi con la trasformazione di un ambiente, il quale emerge da una fitta nebbia.
Un uomo, al centro della scena, osserva immobile un’isola che si scorge in lontananza e che solo apparentemente sembra essere raggiungibile. Infatti il limbo tra mare e terra, che presto sarà riconquistato dalla marea, è una trincea naturale che lo obbliga all’illusione di poter scappare in un luogo altro lasciando dietro di sé il nulla che lo circonda.
Ma è mera illusione. La marea appare come una sorta di trappola reale e visiva da cui questo essere umano non sfugge o non vuole sfuggire e attende qualcosa che pare essere eterno ma che in realtà è incredibilmente veloce.
La figura rimane inerme in un’atmosfera sospesa mentre intorno a lui si compie il cambiamento: un crescendo di particolari che prendono del paesaggio, per poi confondersi nuovamente avvolti dalla foschia, facendo quindi scomparire la meta. Suono e immagine convivono generando da una parte il desiderio che qualcosa accada, dall’altra un senso di smarrimento per un’aspettativa non esaudita.
L’artista crea un legame tra il protagonista e il fruitore che spinge ad immedesimarsi in quell’uomo incapace di reazioni: impotente tanto da farsi trascinare in una metamorfosi del contesto graduale ma inarrestabile e, proiettati con lui in mezzo al mare, si attende spaesati in un paesaggio rarefatto.

Francesca D’Aria